giovedì 23 maggio 2013 / Etichette: 2013, cinque domande, monaco, montecarlo
GP Monaco 2013: cinque domande (più due) per Montecarlo
Bella certo la favoletta della tradizione, del circuito da piloti veri, sarà... è anche vero che da nessuna parte come a Montecarlo gli outsider hanno avuto occasione per mettersi in mostra.
Per questa edizione chi vuol far la figurona dell'intenditore non può proprio non riempirsi la bocca con la parola "Mercedes". Da più parti è data come la gran favorita: le ultime tre pole aggiudicate e la presunta gentilezza dell'asfalto monegasco nei confronti delle gomme potrebbe giocare veramente a favore della vettura tedesca, ma rimangono aperte comunque possibili tattiche varie per poter sfruttare soste ritardate e anticipate e fregare la cronica difficoltà di sorpasso in quel di Monaco.
Non penserete che gente come Vettel o Raikkonen o Alonso si rassegnino alla carenza di spazio di Montecarlo? Qualcosa ci si inventerà e forse la vittoria delle frecce d'argento potrebbe non essere più così certa.
Con Alonso che riprende la tiritera su quanto sono fortunati quelli blu, quanto hanno ricevuto dal cielo sempre quelli blu - filastrocca che sta diventando alquanto stucchevole - vediamo le cinque domande a cui la gara di Montecarlo dovrà dare una risposta:
1) Avremo una Mercedes in prima fila? Stessa domanda di Barcellona, ma è d'obbligo, visto i tempi. Dico SI, da qui a vincere domenica ne passa però...
2) Chi meglio tra Vettel e Webber in gara? Dico Vettel, il "fortunato" potrebbe riprendersi alla grande.
3) Avremo almeno una SC in gara? Dico SI, giusto per complicare ulteriormente le cose.
4) Meglio Hamilton o Rosberg in qualifica? Dico Hamilton, anche se Nico nel giardino di casa sua è parecchio minaccioso.
5) A fine gara più punti per Red Bull o Ferrari? Dico Ferrari, con Massa a ridosso del podio.
5+1) Chi vincerà il campionato del mondo di F1 2013? Raikkonen, Alonso... semplice variazione sul tema.
5+2) Tre nomi per il podio? Alonso, Vettel, Hamilton... andiamo sul classico, anche se in cuor mio spero proprio che Kimi mi rovini il pronostico.
Al solito questo post verrà riproposto dopo il GP e al solito domande supplementari e risposte alternative sono più che ben accette.
mercoledì 22 maggio 2013 / Etichette: 1967, brm, dunlop.storia, goodyear, spence, stewart
Fuori dal cerchio
Nel primo test con gomme Dunlop Jackie Stewart fece segnare un tempo di 3:35.9, ma la prova comparativa con le Goodyear non fu mai portato a termine perchè la BRM del pilota scozzese rimase senza benzina nel bel mezzo del giro.
Anche senza tempi alla mano però l'impresssione di Stewart, a favore delle Goodyear, sembrava piuttosto netta a causa di una serie di reazioni imprevedibili che le Dunlop gli diedero durante quei pochi chilometri percorsi.
Le sensazioni di Stewart trovarono parecchi conferme: alcuni fotografi riferirono al team che ad alte velocità la gomme sembravano deformarsi, ma la chicca fu quella riportata da un campione consumato come Jack Brabham il quale avvicinò Jackie Stewart e con poche parole pose fine a qualsiasi discussione. Quali parole?
L'australiano riferì di aver visto nei lunghi e veloci curvoni del tracciato belga la spalla dei pneumatici posteriori uscire dal cerchio di un paio di centimetri.
Quando in BRM interrogarono i due piloti della squadra, Stewart e Mike Spence, sulla loro propensione a utilizzare le gomme Dunlop in gara, la risposta fu lapidaria e unica:
- Scordatevelo.
martedì 21 maggio 2013 / Etichette: clark, ferrari, lotus, storia, surtees
Surtees, Clark e il serbatoio

John Surtees sapeva fare bene parecchie cose; a partire dal guidare in maniera sublime le due e le quattro ruote - l'unico capace nell'era moderna di vincere e convincere su due mezzi apparentemente inconciliabili - sino alla meccanica, nel senso proprio di costruzione e adattamento di pezzi meccanici dei mezzi da lui pilotati; tant'è che tentò anche l'avventura come costruttore.
Gli è forse mancato l'ultimo anello della perfezione: le macchina costruite da lui non sono mai state dei fulmini di guerra, ma forse sarebbe stato chiedere l'impossibile a un singolo essere umano; anche se di nome fa John Surtees.
John guida una Ferrari, metà anni sessanta o giù di lì, si corre in Inghilterra, Maranello è lontana, i pezzi di ricambio sono pochi e in caso di emergenza i meccanici devono lavorare di martello e saldatore. Sono i primi tempi dell'iniezione diretta e a volte, causa temperatura, umidità e polvere, questa si mette a ragionare a modo suo, risultato: la macchina va forte, ma i consumi dopo le prove ufficiali sono completamente sballati. Con il serbatoio a disposizione non si riuscirà mai a finire la gara.
Quindi?
Ci si inventa un serbatoio supplementare; a quei tempi si poteva fare anche quello. Nella notte Surtess si unisce ai meccanici e dopo ore, lavorando di lamiera e saldatore, riescono a costruire un piccolo serbatoietto supplementare adatto a contenere la benzina necessaria.
Tutto è pronto per la gara, Surtees si batte con un leone sui saliscendi inglesi, ma contro Clark e la Lotus per quella domenica c'è poco da fare. Arriva secondo comunque, non male.
Finita la gara, Jim Clark viene a sapere della notte in bianco passata da Surtees e dai meccanici; si avvicina a uno di loro, sorride:
- Sorry for today.
Quanto cose sono cambiate da allora...
domenica 19 maggio 2013 / Etichette: 2013, barcellona, beati gli ultimi, maglia nera, spagna
GP Spagna 2013: beati gli ultimi
Una riflessione che viene quasi automaticamente spontanea guardando il risultato della "Beati gli ultimi" in Spagna, con il giovane debuttante Esteban Gutierrez nel ruolo di assoluto dominatore, in netto contrasto con le prestazione ben poco convincenti dei primi appuntamenti. Tanti, tra cui il sottoscritto, hanno visto nei suoi errori di guida e nella difficoltà nel tenere il ritmo dei preparati avversari la conferma di un debutto nella massima serie eccessivamente precoce, saltando step importanti nella propria crescita professionale. Salvo poi vedere il messicano sotto tutta un'altra luce a Barcellona, specialmente per quando riguarda la nostra speciale classifica.
E' lui il vincitore del quinto round stagionale ed è sempre lui l'autore del giro veloce, conquistando in un colpo solo i famosi 10 punti massimi capaci di portarlo addirittura al seconda posto nella classifica generale, dietro al solo Charles Pic non in grado di salire sul podio ma almeno dentro la zona punti con anche un leggero vantaggio da sfruttare. Ovviamente un'altra prestazione maiuscola di Esteban modificherebbe decisamente i valori in campo visto sino ad ora e, viste le tante gare ancora da disputare, non è una pazzia poterlo considerare tra i più forti se riuscirà a mantenere grinta e velocità visti in terra iberica. Comunque tutt'altra storia rispetto alla cupa e grigia trasferta asiatica.
I sei punti del seconda classificato vanno alla new-entry Jenson Button al solito preparato nel sapere gestire i delicati pneumatici Pirelli con la sua guida pulita, seguito dalla Ferrari di Felipe Massa autore di una gara consistente, meglio anche dello scomodo caposquadra Alonso comunque anche lui presente con due punti conquistati.
Il cavallino rampante dunque fa cupolino nella nostra classifica dedicata ai costruttori, con la Caterham sempre alla guida e meno pressata dalla Lotus, ferma a zero dopo le belle cose viste nel deserto del Bahrain. Previsto balzo in avanti per la Sauber in scia alla Williams mentre Toro Rosso e Marussia sono ancora a pari merito nella parte medio-bassa della tabella, giusto dietro alla debuttante squadra italiana e la tedesca Mercedes.
Molto probabilmente a Monaco più che conferme vi saranno tante sorprese, sia per la natura unica del tracciato sia perchè la situazione è in continua evoluzione e, almeno per adesso, non si può cadere nei giudizi affrettati. Let's see. Intanto ecco le due classifiche aggiornate:
MAGLIA NERA
Decisamente più prevedibile invece la situazione nella amata "Maglia Nera", a quanto pare pronta ad assistere a un altro infuocato duello per i titoli piloti e costruttori. Dopo un inizio di stagione positivo, Max Chilton è riuscito a far sua la vittoria di questo round, guadagnando nove punti con tanto di leadership nel mondiale, superando ma non staccando Van de Garde, questa volta fermo ai box su una monoposto in versione "tre ruote". Senza l'olandese il podio viene quindi completato da Bianchi e Pic, anche loro impegnati a rivaleggiare per la terza posizione generale ma pagando già un consistente distacco dai rispettivi vicini di box. Tale situazione si riflette anche nel campionato a squadra con Marussia e Caterham appaiate mentre tutti gli altri, da distante, guardano una sfida già da adesso promettente.
Il duo Williams Bottas e Maldonado concludono quindi la top-six, divisi nel mezzo da Nico Hùlkenberg al debutto nella poco onerosa ultima piazza, così come la Sauber che replica le stesse mosse del suo nuovo pilota tedesco raggiungendo però la McLaren, ancora una volta in "orbita zero".
Il glamour e fascino di Montecarlo sono ormai vicini, vedremo che meglio saprà affrontare una delle sfide più intense e magiche di questo già acceso 2013. Qui sotto le classifiche aggiornate:
venerdì 17 maggio 2013 / Etichette: 1985, brabham, ecclestone, storia, surer
Da grande farò il pompiere

Sessione di prove libere, Nurburgring, non l'anello nord, parliamo già del circuito mozzato.
Siamo a metà degli anni ottanta, bei tempi quelli verrebbe da dire, un team poteva provare quanto voleva sino a esaurimento benzina, e turbo a go go, ma a quelli si ritornerà a breve, non proprio tutti affidabili, anzi.
Marc Surer guida una Brabham BMW, bella, filante, bianca e blu, ma ogni due per tre il quattro cilindri BMW - un mostro in quanto a potenza - si incranisce, e lì sono turbine che partono, con fuoco fumo e fiamme degne dei migliori fuochi artificiali da notte bianca in riviera.
Questa volta lo scherzetto gli capita nel bel mezzo di un pomeriggio un po' anonimo, botta dietro la schiena, uno sguardo allo specchietto e Marc capisce che è il caso di accostarsi prima possibile se vuole evitare che il principio d'incendio raggiunga il serbatoio.
Scende dalla macchina, si guarda intorno, nessun commissario sembra essersi accorto del suo problema, anzi nessun commissario sembra proprio esistere.
Un attimo, c'è una camioncino dei pompieri a un centinaio di metri. Intanto il fumo e le fiamme si fanno sempre più convinte. Chi glielo dirà poi allo zio Bernie che gli ha mandato in fumo la macchina in quel modo senza far nulla per evitarlo?
Surer inizia a correre verso il camioncino, qualcuno dovrà pur esserci, saranno anche prove libere, ma sempre prove di squadre di Formula 1, mica la domenica all'autodromo con la macchina di papà.
Arriva sfinito, il camioncino dei commissari ha le portiere aperte, e non è vero che non c'è nessuno, qualcuno c'è ma è sdraiato nell'erba, dorme, e sembra proprio non abbia nessuna intenzione di svegliarsi.
Marc sale sul camioncino, guida quell'affare sino alla sua macchina, e da solo aziona gli estintori, giusto giusto per evitare l'esplosione finale.
E poi ci si lamenta dei commissari di pista.
mercoledì 15 maggio 2013 / Etichette: 2013, barcellona, grafici, spagna
GP Spagna 2013: qualche grafico
Adesso si parla già di fine dell'era Red Bull, ma se non ricordo male in cima alla classifica piloti c'è ancora lui, il "fortunato", e probabilmente certe condizioni di usura gomme difficilmente si ripeteranno nelle prossime corse, sia per caratteristiche dei tracciati, sia perché quelli della Pirelli si sono stancati di essere additati come i profanatori del Santo Graal della Formula 1, e certe mescole audaci quasi certamente finiranno in qualche magazzino alla periferia nord di Milano.
Passiamo però adesso alla consueta rassegna dei grafici relativi al GP appena corso e partiamo con quello relativo alle posizioni in gara. Per notare cosa? Ma ovviamente l'amaro sprofondare delle due Mercedes, e sopratutto quello di Hamilton, perché la situazione di Rosberg è sembrata grave ma non disperata, quella di Hamilton è apparsa frustrante per lui e per i suoi numerosi tifosi. Adesso arriverà Montecarlo e in parecchi sono pronti a scommettere in una prima fila tutta Mercedes e vittoria facile causa impossibilità sorpassi... ma come la mettiamo con le soste ai box?
Passiamo poi al grafico relativo ai tempi sul giro. Accendendo le linee dei due grandi rivali Alonso e Vettel vien da dire che proprio domenica non c'è mai stata storia. Sempre più veloce la F138 dello spagnolo rispetto alla RB8 di Seb troppo impegnato a non sciogliere le gomme per poter sperare in un posto a podio. Persino ai box sono stati superiori quelli di Maranello. Gran giornata per loro, poco da dire. La situazione cambia un poco se si spegne la linea di Vettel e si accende quella di Raikkonen. Le linee si sovrappongono in più punti ma è tra il 37° e il 44° giro che il divario si allarga e da quel momento la gara si metterà in discesa per Alonso.
Ecco poi il grafico relativo ai distacchi in gara. Vale la stessa regola per tutti, linea ascendente in maniera più o meno vistosa, ma Fernando Alonso ha dato la paga a tutti.
Per finire ecco le classifiche in forma grafica, sia quella piloti...
...che quella costruttori:
martedì 14 maggio 2013 / Etichette: 2013, barcellona, cinque domande, spagna
GP Spagna 2013: cinque risposte (più due) da Barcellona
Complimenti a tutti quanti. per essersi arresi - perchè se una macchina finisce la gara con le gomme immacolate o quasi significa che tutto è possibile - e per il risultato di un mondiale 2013 che ne uscirà inevitabilmente "drogato".
Si vuole ritornare a una sosta singola? Alle gomme indistrubbili? La Pirelli sta facendo un lavoro eccezionale, mettendoci la faccia, dando lo stesso trattamento a tutti, non guardando - per adesso - in faccia a nessuno, e rendendo anche una pista come Barcellona - teatro di decine di GP soporiferi - una pista avvincente.
Meditate gente, saper gestire pneumatici non proprio indistruttibili significa equilibrio, e velocità. Non alzare il piede.
Vediamo adesso però le risposte alle cinque domande a cui la gara di Barcellona doveva dare una risposta:
1) Avremo una Mercedes in prima fila? Dico SI, difficile che proprio a Barcellona le frecce d'argento perdano la vena da qualifica dimostrata nelle prime gare. E che botto, perlomeno in qualifica perchè in gara sembrava di vedere ancora le Mercedes del 1955:)
2) Dopo le scintille in Bahrain chi meglio tra Perez e Button in gara? Dico Button, sarebbe sorprendente vedere Jenson fregato una seconda volta dal compagno di squadra. Di mestiere Jenson direi.
3) Meglio una Force India o una McLaren a fine gara ? Dico McLaren, è una delle squadre che presenta più novità, e di solito dalle parti di Woking ci azzeccano... E invece questo 2013 sembra proprio non volersi raddrizzare per loro.
4) Meglio Grosjean o Perez in qualifica? Dico Grosjean, sempre che in Lotus non si inventino strategie anomale in Q2... Forse questa era troppo facile.
5) Meglio Alonso o Vettel in qualifica? Dico Vettel, in gara poi potrebbe essere un'altra musica. Come da copione in gara...
5+1) Chi vincerà il campionato del mondo di F1 2013? Vettel, Alonso... un James Allison che se ne va dalla Lotus significa un grosso handicap per Kimi, per cui - sic - mi tocca ripiegare sui due soliti noti.
5+2) Tre nomi per il podio? Alonso, Vettel, Hamilton...
J1) i piloti a punti saranno tutti a pieni giri al traguardo? si
J2) nel confronto interno alla toro rosso, chi meglio al traguardo? Vergne
J3) in qualifica, chi meglio tra maldonado e bottas? Bottas
Non male, se non fosse per un podio decisamente poco azzeccato. Da notare le tre Jolly spuntate all'improvviso e "intercettate" solo dai più navigati di fronte a certe insidie dell'ultimo minuto.
Vediamo però a desso le risposte degli altri:
Paolo Corbetta dice
1)No
2)Perez
3)McLaren
4)Grosjean
5)Vettel
51)Vette Raikkonen
52)vette Alonso Hamilton
J1)Si
j2)Vergne
j3)Bottas
Alessio Angelico dice
1) No
2) Button
3) Force India
4) Grosjean
5) Vettel
5+1) Raikkonen Alonso
5+2) Raikkonen, Alonso, Massa
milo temesvar dice
1) no
2) Button
3) Force India
4) Grosjean
5) Vettel
5+1) Vettel, Alonso
5+2) Raikkonen, Webber, Alonso
Telespalla Blog Sport and Race dice
1- no
2- Button
3- Force
4- Grosjean
5- Vettel
5+1- Vettel-Alonso
5+2- Alonso - Vettel - Hamilton
j1 No
j2 Vergne
j3 Maldonado
cdp dice
1) NO
2) Button
3) McLaren
4) Grosjean
5) Vettel
5+1) Alonso, Vettel
5+2) Alonso, Vettel, Raikkonen
Simone dice
1- no
2- button
3- force india
4- gros
5- vettel
5+1- alonso vettel
5+2- alonso vettel raikkonen
f1web.it dice
1 sì
2 button
3 mclaren
4 grosjean
5 alonso
5+1 alonso vettel
5+2 alonso massa raikkonen
j1) sì
j2) Ricciardo
j3) Bottas
Due podi centrati in pieno (5 punti) per f1web e Alessio Angelico. Complimenti.
Ecco quindi, a meno di errori e sviste, la classifica aggiornata:
Lotta dura, come potete vedere, e come nel mondo dei "grandi" dire chi sarà il vincitore finale sembra faccenda piuttosto ardua.
domenica 12 maggio 2013 / Etichette: 2013, alonso, barcellona, ferrari, i più e i meno, spagna
GP Spagna 2013: i più e i meno
Ma neppure il folle regolamento redatto dalla FIA alla fine è riuscito a fermare un Fernando Alonso tornato a far letteralmente paura, seguendo il copione già visto nella - non a caso - trionfale Cina. Qualifiche sotto tono e poi un passo gara semplicemente superiore, gestendo al meglio vettura e gomme Pirelli vittima di un consumo esagerato a causa delle caratteristiche uniche del circuito di Barcellona. Una sfida dunque impegnativa ma superata brillantemente dallo spagnolo, incisivo dai primi metri sino alla bandiera a scacchi ma, rispetto al 2012, assecondato da una Ferrari all'altezza del suo campione.
Per quello che il muretto rosso vede questo successo non come un evento ma una solida base su cui poter puntare al titolo iridato, battendo una Red Bull ancora non in grado di risolvere il suo problema di gestione pneumatici. Tutti si aspettavano preziosi miglioramenti da parte delle squadre più importanti in questo primo GP europeo, e invece le lacune sono rimaste tali e quali.
Red Bull sì veloce ma troppo esigente con le gomme, Mercedes missile sul giro singolo e gambero nel passo gara, Lotus equilibrata ma bisognosa di velocità. Tutto riproposto in questa domenica. Ecco quindi un Raikkonen meritatamente secondo ma quasi stufo di chiudere sempre a un soffio dalla vittoria e Sebastian Vettel impegnato a contenere i danni e non perdere troppo terreno dai più forti del gruppo, questa volta griffati con lo stemma del cavallino rampante. E il terzo posto di Massa a confermare le qualità della F138, uscita promossa dall'inteso esame della pista di Barcellona capace di esaltare le caratteristiche aerodinamiche delle vetture. Il mondiale è ancora lungo, ma forse mai come quest'anno a Maranello ci credono fermamente.
Detto di una McLaren ancora non in grado di curare i mali della MP4/28 nonostante l'assoluta dedizione della sua coppia pilota, una Force India e Toro Rosso dentro la zona punti ed un Esteban Gutiierrez per la prima volta meritevole della F1, ecco i più e meno iberici:
Combattivo:
giovedì 9 maggio 2013 / Etichette: 2013, barcellona, cinque domande, spagna
GP Spagna 2013: cinque domande (pù due) per Barcellona
E' anche il periodo deri primi aggiornamenti tecnici o evoluzioni - se funzionano! - per le varie monoposto, e anche quest'anno certe tradizioni verranno puntualmente rispettate.
La notizia più eclatante della vigilia è però la perdita di James Alllison da parte della Lotus. Brutta tegola per il team di Enstone, brutta soprattutto per una squadra dalle risorse umane ed economiche non certo a livello dei "magnifici" quattro. Curioso che quasi sicuramente la destinazione di Allison sarà uno dei sopracitati quattro grandi team; ancora più curioso che in una Formula 1 in cui i tecnici sono a livello di importanza quasi a livello dei piloti uno di questi possa cambiare casacca a metà stagione senza troppi problemi. Ve lo immaginate Alonso che passa in Red Bull dopo Montecarlo?
Boh! Vediamo adesso però le cinque domande a cui la gara di Barcellona dovrà dare una risposta:
1) Avremo una Mercedes in prima fila? Dico SI, difficile che proprio a Barcellona le frecce d'argento perdano la vena da qualifica dimostrata nelle prime gare.
2) Dopo le scintille in Bahrain chi meglio tra Perez e Button in gara? Dico Button, sarebbe sorprendente vedere Jenson fregato una seconda volta dal compagno di squadra.
3) Meglio una Force India o una McLaren a fine gara ? Dico McLaren, è una delle squadre che presenta più novità, e di solito dalle parti di Woking ci azzeccano...
4) Meglio Grosjean o Perez in qualifica? Dico Grosjean, sempre che in Lotus non si inventino strategie anomale in Q2...
5) Meglio Alonso o Vettel in qualifica? Dico Vettel, in gara poi potrebbe essere un'altra musica.
5+1) Chi vincerà il campionato del mondo di F1 2013? Vettel, Alonso... un James Allison che se ne va dalla Lotus significa un grosso handicap per Kimi, per cui - sic - mi tocca ripiegare sui due soliti noti.
5+2) Tre nomi per il podio? Alonso, Vettel, Hamilton...
Al solito dopo il GP verrà riproposto il post con le risposte sottolineate e al solito domande e risposte aggiuntive sono più che ben accette.
mercoledì 8 maggio 2013 / Etichette: storia, stropus, usa
Sistema di cronometraggio umano
Il personaggio di cui si vuole parlare in questo post è una donna, Judy Stropus, cronometrista per tanti anni della Penske Racing di Roger Penske, e in un secondo tempo professionista freelance richiestissima da tante altre squadre proprio per la sua abilità nel saper gestire l'arte - allora parecchio complicata - del registrare il tempo.
Judy sviluppò un sistema altamente efficiente per la gestione di una mole di informazioni comunque considerevole in quel lasso di tempo minimo che è un giro di pista, e con l'aiuto di un foglio, una matita, e qualche cronometro, divenne il punto di riferimento in materia. La leggenda dice che fosse in grado di tenere da sola i tempi sul giro di tutti i concorrenti, e che una volta in occasione della 12 Ore di Serbring riuscì a non alzarsi mai dalla propria sedia per tutta la durata della gara, nemmeno per andare in bagno.
Quando un giorno, a poche settimane della 24 Ore di Daytona, in un periodo solitamente piuttosto frenetico per lei, il telefono rimase quasi muto, Judy capì che la tecnologia aveva definitivamente soppiantato e reso inutile i suoi servizi.
Non ci volle molto però prima che tornasse nel mondo delle corse. Tutti gli anni passati a spaccare tempi e tabelle le fecero guadagnare una solida reputazione nel mondo delle corse americane, e anche se con ruolo completamente diverso - alla guida di una macchina da corsa, come PR, e attività varie - il nome di Judy Stropus è a suo modo uno dei più conosciuti al di là dell'oceano.
lunedì 6 maggio 2013 / Etichette: clark, elford, foyt, graham hill, gurney, storia, surtees
Piloti tutto fare
Oggi abbiamo qualche esempio sporadico: Kimi Raikkonen e Robert Kubica tanto per fare un paio di nomi, sono due che non hanno esitato a mandare quasi a ramengo le proprie carriere pur di svincolarsi dal padre e padrone Formula 1.
E' però guardando al passato che troviamo parecchi casi da ricordare.
C'è Dan Gurney, che ha vinto in Formula 1, Indy Car, Le Mans e Stock Car, che si è inventato costruttore, insomma un personaggio che le ha provate praticamente tutte. Ci sono poi i casi "noti" di Jim Clark, vincitore sia della 500 Miglia di Indianapolis che del Campionato del mondo di Formula 1, e che si cimentò anche nelle Stock Car ma senza raccogliere troppo successi a dir la verità, e Graham Hill, tuttora l'unico pilota nella storia delle corse a essersi aggiudicato Indy 500, 24 Ore di Le Mans e Campionato del mondo di Formula 1.
Esistono poi anche tutta una serie di casi un po' meno noti: A.J. Foyt che vinse in Indy Car, alla 24 Ore di Le Mans, su dirt track e in Stock Car, ma che non ebbe mai la possibilità di salire su una Formula 1. O Joe Leonard che vinse su due ruote prima di passare alle Indy Car e successivamente anche alle vetture Sport. Oppure ancora Paul Goldsmith che come Leonard guidò e vinse sue due e quattro ruote nelle categoria americane.
Se parliamo di passaggio da due a quattro ruote impossibile non citare John Surtees l'unico sino a ora ad aver vinto campionati del mondo sia in motocicletta che in Formula 1, senza scordare anche qualche puntata vittoriosa nella categoria Sport.
Non è proprio possibile qui non citare Vic Elford, un pilota che definire eclettico è persino riduttivo. Elford nel 1968 vinse il Rally di Montecarlo al volante di una Porsche e sempre nello stesso anno si aggiudicò in sequenza la 24 Ore di Daytona, Targa Florio e 1000 Km del Nurburgring.
Piste e modi di stare al volante profondamenti diversi dunque. Passò poi in Formula 1 dove guidò una Cooper arrivando 4° a Rouen, 5° a St. Jovite e 8° a Mexico City.
Gli anni successivi videro ancora protagonista Vic Elford su più fronti: Formula 1 e Mondiale Prototipi, ma anche Nascar, Formula 2, Can Am, Trans Am... insomma per Vic Elford bastava avere tra le mani un qualcosa su quattro ruote che si muovesse.
Piloti eclettici, una razza sempre più in via d'estinzione.
/ Etichette: altro, ascari, bandini, de angelis, senna, storia, villeneuve
Entusiasmo e dolore

Siamo entrati nel fatidico mese di maggio; mese entusiasmante e doloroso per le corse. In questo mese si svolgono corse affascinanti e prestigiose, si corre a Montecarlo e a Indianapolis, tanto per fare un paio di nomi, Le Mans è a un battito d'ali, e in tante piste e strade di tutto il mondo si rischia oltre ogni limite per portarsi a casa una vittoria.
Si rischia anche in altri mesi certo, ma maggio, da che esistono le corse in automobile, è sempre stato un periodo particolarmente esigente in fatto di vite umane.
Tanti sono i piloti che ci hanno lasciato a maggio. Qualcuno era un leggenda, idolatrato e seguito da milioni di fans, altri erano beniamini di pochi appassionati; comunque tutti hanno dato tutto se stessi per la passione e l'amore per le corse e la velocità.
E allora questo post vuole essere un piccolo ricordo di tutti quelli - e sono tanti, talmente tanti che è praticamente impossibile elencarli tutti - che hanno perso la vita in questo periodo dell'anno. Famosi o misconosciuti che fossero.
A partire da Lorenzo Bandini a Montecarlo; Gilles Villeneuve a Zolder; Ayrton Senna a Imola; Elio De Angelis durante una sessione di prove private al Paul Ricard; Attilio Bettega e Henry Toivonen in una sequenza tragica, con la stessa macchina, nello stesso rally, a distanza di un anno (il mostro Delta S4 e il Tour De Corse); Bruno Deserti a Monza; Herbert Muller al Nurburgring; Alberto Ascari sempre a Monza; Mike Spence; Paolo Gargano nella Salita di Monte S.Angelo; Luigi Rinaldi; "Riccardone" Benelli, Bernardo Franceschini, Bill Vukovich a Indianapolis... ma la lista sarebbe ancora molto lunga, per cui mi fermo qui.
E mi scusino i tanti che non ho citato.
giovedì 2 maggio 2013 / Etichette: dunlop, englebert, gomme, Pirelli, storia
Storie di gomme
Pirelli era la gomma sognata da tutte le squadre, sebbene non per tutti fosse possibile stipulare un contratto con la casa milanese diversi test comparativi vennero effettuati tra Pirelli, Dunlop, Continental da BRM, Connaught, Vanwall, e il responso fu lo stesso per tutti.
Le gomme Pirelli erano quelle che permettevano di girare più veloci, e anche con una certa sicurezza.
Persino la Mercedes, in procinto di rientrare in Formula 1, nel biennio 1954-55 fu tentata dalle gomme Pirelli ma a causa di contratti commerciali in corso dovette ripiegare sulle Continental.
Le Dunlop rappresentavano un buon compromesso, sullo stesso livello di performance delle Continental, mentre le Englebert - piccolo costruttore belga - erano basate su una tecnologia anteguerra e ciò nonostante vennero utilizzate anche dalla Ferrari in particolari occasioni.
Qanndo alla fine del 1956 la Pirelli abbandonò la Formula 1 ci fu chi - Mr Vandervell, anima e fondatore della Vanwall - si accollò l'acquisto della maggior parte della produzione immagazzinata pur di correre la stagione successiva con le coperture milanesi.
Nel 1958 la Dunlop debuttò in corsa con la carcassa di nylon R5, tipo di gomma che garantiva un netto vantaggio sulla conocorrenza.
La filosofia della casa inglese era però quella di mantenere le stesse modalità di costruzione sia per gomme da Gran Premio che per quelle da utilizzare durante la 24 Ore di Le Mans. Addirittura sembra che la Lotus nel 1963 sia riuscita a utilizzare lo stesso set di gomme per tre gare... proprio altri tempi.
L'utopia Dunlop finì però col soccombere nel biennio 1964-65 di fronte all'ingresso dell'accoppiata Firestone-Goodyear: mescole, il concetto di gomme slick, tanti concetti adesso di "casa" nacquero in quel periodo.
Non scandalizziamoci ora di fronte all'importanza di una gomma, non è niente di troppo diverso da quello che è sempre stato. Saranno pure sempre tonde e nere, ma sono loro a tenerci tutti sulla terra.
mercoledì 1 maggio 2013 / Etichette: 1994, imola, ratzenberger, san marino, schumacher, senna
E se...
Se la morte del primo - tragica, grave, come la morte di ognuno di noi - non cambiò granché nell'equilibrio sportivo della Formula 1, la fine di Ayrton Senna lasciò, così come capitò a Fangio con la morte di Alberto Ascari, un pilota con un talento sopra il normale senza un avversario degno del suo rango.
Uno dei miei pensieri ricorrenti - se uno ha certi tarli nella mente è perfettamente inutile che cerchi di combatterli, conviene abituarsi e conviverci - è come sarebbe stata la storia della Formula 1 senza la morte di Senna.
Premetto che da qui in avanti in questo post si leggeranno solo pensieri scritti "ad alta voce", solo quello.
Premesso questo andiamo avanti e... e penso a una stagione 1994 combattuta sino all'ultimo tra Senna e Schumacher - Ayrton era arrivato a Imola ancora a zero punti, ma si sarebbe risollevato in breve tempo - e penso anche che uno come Senna non si sarebbe fatto certo infinocchiare ad Adelaide da quella deviazione improvvisa della Benetton, deviazione che rimane assolutamente volontaria e poco chiara. Penso anche a un 1995 in cui l'equilibrio avrebbe regnato sovrano tra i due assi, ma credo che Ayrton in pista e fuori non si sarebbe fatto certo sfuggire il quinto titolo. A questo punto su chi avrebbe puntato la Ferrari? Su Schumacher o Senna? Probabilmente si sarebbe buttata - a ragione - sul tedesco, più giovane, disposto a rischiare sotto tutti i punti di vista. E Senna? Ron Dennis in un'intervista recente ha dichiarato che ancor prima che finisse la stagione 1993 lui e Ayrton si erano seduti a tavolino per pianificare un ritorno in McLaren: e probabilmente sarebbe andata così. Senna sarebbe ritornato alla corte di Dennis, attratto anche dai motori Mercedes, e in tutto questo fantasticare penso anche che la carriera di David Coulthard - sostituto di Senna in Williams prima, e pilota Mclaren poi - sarebbe stata fortemente ridimensionata. Penso anche però che a questo punto il brasiliano avrebbe ceduto alla grinta di Schumacher, e forse la storia da fine anni novanta in avanti non sarebbe cambiata molto.
In conclusione nel 2013 forse avremmo avuto tre piloti a cinque titoli - Senna, Fangio e Schumacher - in fondo una trinità che mi sembra rispecchia in pieno quello che da sessant'anni a questa parte la Formula 1 ha mostrato.
Fantasticherie ovvio, stron.... forse, o magari solo pensieri da 1° maggio, che per uno che respira e pensa Formula 1 un secondo sì e un secondo no, da una quindicina d'anni non è più solo la festa del lavoro.
lunedì 29 aprile 2013 / Etichette: 1978, ferrari, forghieri, jarama, reutemann, spagna, storia
Forghieri e Reutemann
Prendo spunto da una bella intervista vista in TV qualche giorno fà per parlare di Mauro Forghieri. Uno che progettava le macchine sui tovaglioli del ristorante, uno che per un problema riusciva a trovare non una, ma cento soluzioni, e che possedeva la capacità di concepire la macchina dal motore al telaio, arrivando persino a inventarsi il pilota se necessario. Altrimenti con cavolo che Enzo Ferrari se lo sarebbe tenuto per così tanto tempo nella sua squadra; a progettare le sue macchine per di più.
Era anche un personaggio con un carattere non troppo facile, si dice, che i piloti li strizzasse, li asciugasse dal punto di vista emotivo.
Persino Niki Lauda, che sembrava così imperturbabile, vacillò parecchio nelle sue stagioni in Ferrari.
Famose rimangono le strategie psicologiche di Forghieri per saggiare la reale consistenza dei piloti; e se con alcuni il più delle volte certe tattiche fallivano abbastanza miseramente, con altri invece funzionavano meglio di notti intere passate in officina.
Stagione 1978, Lauda non c'è più, in squadra Ferrari c'è un pivellino, Gilles Villeneuve, ancora ben lontano dai suoi anni migliori, e un "vecchio" dalla dubbia fama, Carlos Reutemann, veloce ma con l'alone di uno che si abbatte abbastanza facilmente.
E infatti quella stagione per la Ferrari sembra proprio seguire l'umore del suo pilota di punta: a convincenti vittorie seguono gare scialbe e imbarazzanti. Prestazioni in ogni caso sempre piuttosto lontane da Mario Andretti e la sua imprendibile Lotus 79.
Jarama, durante una sessione di test Reutemann rientra, scende dalla vettura, inizia a parlottare con Forghieri, dice che la macchina non sta in strada, gli sembra di guidare sul bagnato, si sfila guanti e casco e si rifugia all'interno dei box. La macchina rimane lì, nessuno la tocca, viene appena un po' spostata per permettere anche a Gilles Villenuve di rientrare.
Dopo dieci minuti Carlos si rimette alla guida, fa un paio di giri, rientra ancora ai box, Forghieri lo sta aspettando, si china all'interno dell'abitacolo, gli urla:
- Allora Carlos cosa ne pensi di questa soluzione?
Il casco del pilota dondola in un cenno d'assenso; non troppo convinto a dir la verità.
venerdì 26 aprile 2013 / Etichette: 1967, bandini, ferrari, hulme, montecarlo, storia
100 giri a Montecarlo
Intendiamoci, correre in automobile rimane un'attività tutt'altro che facile, nessuno vuole affermare il contrario, però è probabile che tra collari Hans e abitacoli su misura va a finire che a volte il pilota vada in appoggio e si faccia aiutare da qualche struttura ausiliaria: insomma come in parecchi altri aspetti il nome della serie è lo stesso di quaranta anni fa, ma la sostanza no di certo.
Nel 1967 certamente niente era semplice: le balle di paglia erano il più alto concetto di sicurezza disponibile. Alberi, fossati e altre piacevolezze naturali se ne stavano tranquillamente ai bordi di ogni pista, e nessuno batteva ciglio. Se poi il circuito era un cittadino, vedi Montecarlo, si correva veramente in una città, anzi in un paese, mancava solo la multa per eccesso di velocità: marciapiedi, banchine del porto, piloni di metallo in ogni posizione.
Persino la durata della gara era diversa, altro che un'ora emmezza stiracchiata.
A Montecarlo bisognava compiere cento giri: e cento giri lì dentro voleva dire entrare in una specie di trance, perdere la testa, i riflessi, e a volte qualcos'altro.
Lorenzo Bandini era sempre stato un lottatore, ma non per altro, perché nessuno gli aveva mai regalato niente. Era in Ferrari certo, ma ne aveva dovuto sudare di camice, era arrivato a farsi rispettare e voler bene sia dai meccanici che dal Commendatore; forse non era veloce come altri suoi compagni, tipo Surtess, ma aveva la passione e la tenacia necessaria per far camminare bene quei missili rossi; e aveva anche dimostrato che la sua non era una meteora, si trattava solo di trovare la definitiva consacrazione.
Torniamo a Montecarlo, alla fatica, alla misurazione dei G che nel 1967 era roba buona per i marziani, all'insana idea di far percorrere cento giri in quel circuito, alla voglia di Lorenzo Bandini di vincere su quella pista che a lui piaceva tanto, alla sfiga che in determinate occasioni esiste, veramente, quasi la puoi vedere, persino toccare.
Bandini hai il secondo tempo in prova, parte bene, è in testa alla prima curva, l'uomo della pole position Jack Brabham sfonda il basamento del suo motore dopo un solo giro e scarica tutto l'olio in possesso del suo team per più di metà della pista; Lorenzo viene toccato per la prima volta nel corso di quella giornata dalla bacchetta bastarda della malasorte: sbandata clamorosa, e comando della gara in mano al compagno di team di Brabham, Denny Hulme; per di più anche Stewart gli passa davanti.
Ma lui non demorde, agli italiani piace per quello, perché è uno di loro che lotta con un volante della Ferrari in mano, non molla mai, e inizia a recuperare, secondo dopo secondo, dopotutto ottantotto giri sono sufficienti per riprendersi la testa.
Solo che la bacchetta bastarda decide di toccarlo ancora, sotto mentite spoglie questa volta; perché Stewart secondo che si ritira, è solo un tocco mascherato di quella bacchetta. Perché non è fortuna quella; e chissà, fosse rimasto terzo, magari alle prime avvisaglie di stanchezza avrebbe rinunciato a voler raggiungere Hulme, e qualche anno dopo gli sarebbe riuscito di vincere a Monaco; chissà.
Invece no; di giri ne mancano ancora tanti, abbastanza per non mollare, e lui è a pochi secondi dal suo obiettivo, ma qualcuno dei suoi meccanici ormai ha capito che Lorenzo non c'è più, quando passa davanti al suo box ormai non fa più nessun cenno.
Dentro quella macchina c'è solo volontà, solo intenzioni, ma non esiste più chi la guida. Ed è per questo che alla chicane del porto all'ottantaduesimo giro Bandini entra a una velocità anomala, forse con innestata una marcia oltre il dovuto.
Probabile che a questo punto la bacchetta non sia intervenuta nemmeno: perché il fatto che la Ferrari si imbizzarrisca attorno a una delle bitte metalliche per l'attracco delle navi, ribaltandosi, esplodendo in una nuvola di fumo e fiamme, è solo una semplice conseguenza.

















