sabato 11 febbraio 2017

Il gorilla

Glielo devo accidenti, è un dovere morale, perché se continuo come un ebete alle soglie del mezzo secolo di vita  a vivere, scrivere, e pensare, di automobilismo in generale, ma Formula 1 in particolare, lo devo soprattutto a lui.
Vittorio Brambilla, da Monza, Brianza distillata in una passione cresciuta nell'officina del padre specialista in motociclette Guzzi. E appunto al volante di un mezzo a due ruote nel 1957 il giovane e vigoroso Vittorio inizia a cimentarsi in corse di velocità conquistando già l'anno successivo il titolo italiano della classe 175 cc. Trascorso il periodo del militare Brambilla decide di aggiungere alla sua passione un paio di ruote e si cimenta nel kart dove anche li da subito dimostra ottime potenzialità laureandosi Campione del mondo della categoria 200 cc nel 1963.
L'officina di famiglia però chiama e Vittorio deve aspettare ancora qualche anno, il1968, prima di riprendere in mano un manubrio, e l'anno dopo un volante. Lo fa in maniera decisamente positiva visto che Brambilla si piazza al secondo posto nel campionato italiano di F3 al volante di una Birel.
La passione è troppo forte in Vittorio per fingere di ignorare quello che sa fare in pista e allora ci riprova ancora, nonostante gli impegni di una vita del tutto ordinaria: nel 1972 vince il campionato italiano di F3 al volante di una Birel 71-Alfa Romeo, corre anche in Formula 2 al volante di una Brabham BT 23 dove da subito si rivela come uno che in pista sa come farsi valere.
Ma è solo dal 1973 che "il gorilla" - un soprannome coniato dalla stampa inglese a causa del suo fisico massiccio e dalle sue movenze non certo da ballerino - inizia a farsi notare agli occhi di chi può farlo volare in alto. In quella stagione, al volante di una March di un fantastico colore arancione in onore dello sponsor Beta Utensili, Brambilla diventa un pretendente al titolo Europeo di Formula 2 - a quei tempi un obiettivo non troppo distante dalla vittoria nel campionato maggiore - e si aggiudica le prove del Salzburgring e Albi.
Le corse sono ormai la sua vita, corre un po' ovunque, nel campionato Sport, nelle gare turismo, ma soprattutto sempre grazie al suo sponsor storico nel 1974 debutta in Formula 1 al volante di una March. Anche in Formula 1 lo stile di guida di Brambilla non cambia minimamente: velocità e irruenza, grandi acuti ma anche parecchi incidenti. Ciò nonostante Vittorio chiude la stagione con un punto, frutto di una sesto posto in Austria, e la carica del brianzolo esplode definitivamente l'anno successivo, il 1975, l'anno della fantastica vittoria a Zeltweg, l'anno in cui il gorilla prende "per la gola" tutti quanti, il suo anno.

Ho ancora le lacrime agli occhi nonostante siano passati decenni, perché il ricordo di quella domenica piovosa è di un vivo che brucia ancora: come quello di Lauda che scende dalla sua 312 T2 al Fuji e dice no; come la Williams di Ayrton che punta il muretto del Tamburello; giorni cosi, che nella gioia e nel dolore disegnano il quadro di un'infinita passione.
Un passo indietro però, perché il 1975 non è solo la vittoria in Austria, ma anche la pole position ad Anderstorp - insieme a una fantomatica manovra per "favorire" il cronometro da parte di Robin Herd, team manager March - e in generale una stagione a ridosso dei primi, come i primi, da parte di uno che dall'officina in Brianza ha raggiunto il tetto del mondo.
La carriera di Brambilla prosegue in Formula 1 sempre al volante di una March nel 1976 - con alcuni buoni piazzamenti - e al volante di una poco competitiva Surtess, nelle due stagioni successive, sino alla tragedia di Monza, al pasticciaccio alla prima frenata di Monza 1978 che si porta via un idolo delle folle come Ronnie Peterson, e che in silenzio chiude di fatto la carriera di Vittorio, proprio a pochi chilometri da casa sua.
Nella nuvola di detriti una ruota colpisce sul casco il pilota brianzolo: se la caverà ma la commozione cerebrale lo tiene lontano dalle corse per quasi un anno. Riprende il volante di una Formula 1 per battezzare il ritorno in Formula 1 dell'Alfa Romeo, qualche apparizione nel biennio 1979-80 sino al definitivo addio alle corse del 1981. Vittorio Brambilla morirà nel 2001, lontano dalle piste, a causa di un infarto mentre taglia l'erba del giardino.
Adesso sono un po' più sereno, perché Brambilla e la sua March arancione rimarranno sempre nei miei ricordi, come uno di famiglia in fondo. Grazie ancora Vittorio, per quella malattia che mi hai trasmesso in quella benedetta domenica di un'estate piovosa di tanti anni fa.
Share this post
 
Posts RSS Comments RSS Back to top
© 2011 Yet Another F1 Blog ∙ Designed by BlogThietKe | Distributed by Rocking Templates
Released under Creative Commons 3.0 CC BY-NC 3.0