domenica 26 marzo 2017

GP Australia 2017: il figliol prodigo

Rieccoci qui,  tutti belli pimpanti, concentrati sin dalle prime ore della mattina europea del venerdì, tutti pronti per saltare sul carrozzone rosso fiammante di una Ferrari finalmente davanti alle Mercedes, si ci siamo proprio tutti, soliti giornalisti in tv pronti a sbraitare alla prima mosca in pista, pensiero positivo forzato su tutto quello che gira intorno al gran carrozzone della Formula 1. E invece...
Si parte con un venerdì come in un incubo da quarantenne in cui ti ritrovi a fare l'esame di maturità, dopo aver dimenticato persino i nomi delle materie: Lewis Hamilton e la Mercedes in declinazione W07 sono ancora là, davanti a tutti, con una facilità disarmante. Le Ferrari ci sono, certo, non troppo lontane, ma la sensazione è che qualcosa che doveva succedere non è invece successo.
Visi e media scuri, ci si prepara al giorno delle qualifiche un poco rassegnati, la sbornia di ottimismo post test invernali svanisce nel giro di un pomeriggio, ma ci pensa uno che non doveva esserci e uno che vuole a tutti i costi lasciare il segno a ridare fiato alle trombe italiche. Sebastian Vettel è davanti a tutti nelle FP3, quelle che secondo il decalogo del fine settimana dovrebbero dare la sensazione di velocità sul giro secco. E Antonio Giovinazzi è al volante di una Sauber al posto dell'infortunato cronico Wehrlein. Insomma una grossa chance per l'Antonio nazionale e po' più di tricolore sparso qua e là.
In ordine sparso, ma non troppo, Mercedes e Ferrari si preparano a giocarsi pole e vittoria, la Red Bull sembra ancora un pelo indietro ma statene certi che quel pelo quanto prima sparirà.
Le qualifiche del sabato dicono che Giovinazzi - sbattuto in un abitacolo la mattina presto su un circuito sconosciuto - sfiora la Q2 di un soffio; che avere pressapoco la stessa giovane età non assicura a Lance Stroll gli stessi risultati di Max Verstappen; che Hamilton e Vettel sono perfetti e spietati quando c'è da giocarsi la pole, ma questa è materia conosciuta ai più; che Bottas e Raikkonen lo sono meno, e anche questo è cosa più o meno nota. Pole per Hamilton e prima fila per Sebastian Vettel, dietro la coppia finlandese, a fare da paggetti.
Ma le qualifiche dicono altre cose; tipo che Daniel Ricciardo si gioca l'intero fine settimana con un'uscita di pista quanto mai disastrosa in Q3; che senza Nico Rosberg l'armata Mercedes semba un po' meno devastante; e che comunque tutte le speranze rosse di fine inverno non erano proprio mere illusioni.
Uno dei peggiori fine settimana nella carriera di Daniel Ricciardo prosegue invece la domenica quando il cambio della sua RB13 appena sostituito si blocca in sesta nel giro di formazione; per lui gara finita ancor prima di cominciare.
Al via del GP le posizioni nelle prime file rimangono bloccate, nemmeno partissero con la SC: Hamilton va via, Vettel in coda, poi Bottas, Raikkonnen e la Red Bull superstitre di Verstappen. Bella roba qualcuno pensa, stravolgimento regolamentare e situazione immutata, anzi, se si esclude un magistrale sorpasso di Sergio Perez su Sainz Jr, non succede praticamente nulla in pista, ma poi....
Tutto quello che si sospettava o si sperava succedesse, eccolo servito nel corso di una manciata di giri. Il volo di Lewis Hamilton non spicca come dovuto e voluto, qualche scodata in uscita di curva, un paio di frasi poco comprensibili in radio, la SF70H di Vettel che si mantiene a tiro, e poi un discutibile rientro ai box per un cambio gomme anticipato, mossa che in pratica consegna la vittoria nella mani di Sebastian Vettel.
 - Non abbiamo regalato nulla. Non è Natale, qualche volta vinci qualche volta perdi. 
Sono le parole di Toto Wolff, ma il pugno scagliato in diretta lascia trasparire altro. L'impressione è che le paure di Hamilton, una certo eccesso di sicurezza nei propri mezzi, e infine una non completa conoscenza dell'efficacia della SF70H abbiano portato i tedeschi alla prima "vaccata" strategica della stagione.
Da quel momento - ma anche prima in verità - Seb è stato semplicemente fantastico, un mastino, finalmente in grado di sprigionare il suo talento alla guida di un mezzo competitivo. E per la Ferrari la vittoria torna dopo 500 e più giorni, un'infinità.
- Sapevo di vere il passo. Gli ultimi giri ho alzato un pelo il gas perché sapevo di avere un buon vantaggio.
Ci si è messo di mezzo Kimi Raikkonen e il suo podio di legno a intristire un poco Arrivabene, il finlandese non è mai stato convincente nel fine settimana, forse solo una serie di giornate no, strano, però, perché se è vero che dopo anni Kimi torna a punti in Australia, altre volte sulla stessa pista era stato molto più convincente.
Chiude il podio un molto dignitoso Valterri Bottas, a un paio di secondi non di più da sua maestà, e con la sensazione che abbia voluto evitare problemi sin dalla prima gara, ma Bottas sembra ambientarsi in fretta. E non gli manca anche un certo pragmatismo:
- Onestamente mi hanno sorpreso; le Ferrari erano un po' più veloci di noi oggi.
Detto del primo punto di Sebastian Ocon; di Force India e Toro Rosso a lottare alle spalle dei grandi; della gara in completa solitudine del mai ritirato Felipe Massa; dell'ennesimo fuori pista di Lance Stroll, per una volta giustificato da problemi ai freni; di un Antonio Giovinazzi versione veterano, senza errori ma anche senza troppi acuti e in fondo va bene - e molto! - cosi, visto le condizioni iniziali; del sarcasmo perenne di Fernando Alonso costretto a subire l'inefficienza clamorosa di quello che giorno dopo giorno si sta rivelando come uno dei disastri motoristici più clamorosi della storia; detto appunto tutto questo, chiudiamo con Lewis Hamilton, lo sconfitto, e chiudiamo con lui perché diciamo che se uno volesse giocarci un po' quella di Sebastian Vettel sembra al 50% una vittoria sua e al 50% una sconfitta di Hamilton:
- Tornerò davanti a tutti la prossima gara; questo è certo.
 Alla Cina e gara successive il compito di dire se quella di Melbourne 2017 sarà stata o no vera gloria per la Ferrari.
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