GP Cina 2017: I love Rock & Roll

Ci sono più di 200 GP di differenza tra l'uno e l'altro; una ventina d'anni all'anagrafe; quattordici anni per quanto riguarda il loro ingresso nel Circus. Se si potessero distillare questi intervalli in un'ipotetica unità di misura assoluta a Shanghai si avrebbe avuto il campione con cui formalizzare questa unità. Da un lato un ragazzo assolutamente padrone delle proprie azioni e di tutto quello che gli sta intorno; dall'altra un uomo alla ricerca perenne e titubante di certezze che paiono ormai appartenere al passato.
Da storico tifoso di Kimi mi si stringe il cuore nel fare queste riflessioni - o chiamatele pure come volete - ma nel Verstappen stratosferico e nel mediocre Raikkonen visti a Shanghai c'è un abisso, un vuoto, qualcosa che ti fa pensare che le corse automobilistiche si corrono con le macchine - e vorrei anche vedere - ma si vincono soprattutto con i piloti. Basta vedere cosa è riuscito a fare Sebastian Vettel, con autoscontro a contorno nel duello con Daniel Ricciardo, non appena liberatosi del finlandese; c'è ben poco da dire, solo esaltare un gran fine settimana per il tedesco della Ferrari e un altro opaco per il "vecchio" Kimi.
Comunque, quasi dimenticavo, ha vinto Lewis Hamilton, ha vinto sin dal sabato, giornata in cui ha conquistato una fantastica pole position, stando davanti ancora una volta a un Vettel e una Ferrari quanto mai determinata. Ha vinto sfruttando tutte le occasioni e non sbagliando nulla, al contrario di un Sebastian a cui va assegnato il diritto di recriminare su un paio di episodi a suo sfavore.
Adesso siamo pari, e l'impressione è che sarà nel duo Red Bull - che razza di grinta che ci mettono quei due - la vena da sfruttare per cercare di trovare un terzo o quarto incomodo per il titolo. Non certo nella coppia di finlandesi abbonati alla seconda fila della griglia, perché se la gara di Kimi è stata da cambiare canale, non si può certo lodare quella di quell'altro, Bottas; ma nei suoi confronti forse le aspettativa sono talmente basse che al minimo lampo si grida al miracolo. Comunque girarsi dietro la Safety Car non è roba da mettere a curriculum.
Due parole su Antonio Giovinazzi: non è quel fenomeno descritto ed esaltato da quella stampa italiana beota e generalista alla disperata ricerca di motivi di interesse per la Formula 1; non è la pippa che si gira due volte in due giorni praticamente nello stesso punto. C'è altro dietro, e tanto, pochi test, pochi chilometri, con gomme e vettura poco conosciute, ma vaglielo tu a spiegare a chi di un GP si guarda solo la partenza e poi va a cercarsi le notizie dai ritiri delle squadre di calco. Per Antonio si tratta solo adesso di tirare una bella riga, ma sarà dura.
Due parole su Carlos Sainz: non sono un suo fan ma questa volta devo ammettere che ha fatto una gran bella gara, rischiando al via, ma poi girando con un bel passo e riuscendo a stare alle spalle dei primi senza troppo distacco.
Detto di Magnussen a punti con la Hass davanti al pur combattivo compagno di squadra Grosjean; di una coppia Force India ancora a punti dopo l'Australia; di un Lance Stroll fuori al primo giro per colpe poco sue; di un Massa a cui gli anni pesano esattamente come a Raikkonen, chiudo con il certo sempre indomito Fernando Alonso, ma anche un poco stucchevole nel sottolineare come a parer suo compia il giro della vita e la gara della vita praticamente ogni volta che mette il piede in pista. Fernando, i complimenti vanno ricevuti dagli altri, non fatti a se stessi, funziona cosi.

Nessun commento:

Powered by Blogger.