GP Russia 2017: il grande imbroglio

Quando allo strapotere aerodinamico delle Formula 1 2017 unisci uno di quei "moderni" circuiti voluti dall'architetto tedesco, beh, il minimo che ti può capitare è quello di dover commentare una gara decisa dopo qualche centinaio di metri e in cui - chiunque è libero di smentire - non si è visto alcun sorpasso in pista.
Siamo proprio sicuri che la Formula 1 sia solo un appassionante finché vuoi esercizio di matematica basato su punti  assegnati a fine gara senza che nulla conti tra il via e l'arrivo? Siamo sicuri che quello che quei ciarlatani dei moderni commentatori TV cercano di inculcarci sia la vera essenza della Formula 1?
Ognuno si faccia la propria opinione, ma non fatevi fregare, non perdete la vostra lucidità sotto l'effetto dell'oppio Ferrari, c'è altro, oltre che una comunque interessantissima lotta Mercedes-Ferrari costruita su un equilibrio instabile finalmente raggiunto dopo anni. Tre gare di Formula 3 a Monza nello stesso fine settimana lo stanno a dimostrare.
Fallito miseramente anche l'efficacia e il senso - ammesso che mai uno ne abbia mai avuto - del DRS, la bella frase con cui l'imbonitore di turno si riempie la bocca e giustifica a se stesso agli altri quello che si è visto a Sochi è "non è il sorpasso che conta ma quello che succede prima del sorpasso". Il problema è che il più delle volte questo non avviene mai, e personalmente sembra vagamente di ricordare qualcosa di simile detto da mia nonna riguardo al mio vizio di inseguire gonnelle durante gli anni della mia gioventù...
Comunque sia, ritorniamo a quello che è successo in Russia, al mondo alla rovescia, con una Ferrari che diventa Mercedes, aggiudicandosi la prima fila con Vettel e Raikkonen, e una Mercedes che diventa Ferrari ritrovandosi la domenica volando verso una strameritata vittoria con un formidabile Valterri Bottas. Il mondo alla rovescia con Bottas che fa l'Hamilton e Hamilton che si ritrova Bottas per un giorno, tipo sceneggiatura hollywoodiana.
Tanto di cappello dunque per l'"altro" finlandese, la gara di Valterri è stata incredibilmente perfetta, da spaventare gli avversari per come sia riuscito a costruire la vittoria sin dai primi metri. Complimenti anche al duo in rosso, Vettel e Raikkonen, a podio, ma impossessatosi della prima fila nel circuito in cui forse stare davanti al via è al limite dell'inutilità.
Vittoria agro dolce per la Mercedes in verità, che si ritrova battibile, e affronta la stagione europea costretta a inseguire il leader Vettel con un pilota - Lewis Hamilton - uscito con le ossa rotte dal fine settimana nella terra di Putin. Con Kimi Raikkonen diventato finalmente entità tangibile all'interno dell'universo Ferrari - fine settimana decisamente positivo per il "fantastico" artista del team radio - l'uomo sconfitto di Sochi è solo esclusivamente "Rock Star" Hamilton.
Dietro le prima quattro macchine troviamo il solito Verstappen imbrigliato da questa Formula 1 modello carrozze su rotaie, ma non solo. Nessuno se li è filati più di tanto ma i due Force India Boys proseguono il loro abbonamento alla zona punti scavalcando sempre più la classifica. Sesto Perez, settimo Ocon, ottimi tutti e due, una coppia affidabile e molto veloce.
Detto di uno Stroll finalmente al traguardo e al limite della zona punti; dell'ennesimo naufragio McLaren-Honda-Alonso nel giorno dell'annuncio dell'accordo honda-Sauber nel 2018; di Hulkenberg a punti e maratoneta con le ultra-soft; credo sia il caso di interrogarsi sul senso di questa Formula 1 - tappandosi le orecchie di fronte alle baggianate da venditori di pentolame sentite in tv - che come serie di punta dell'automobilismo sportivo credo debba esprimere molto di più che un confronto numerico tra sole due squadre.
E la ricetta non è un obiettivo irreale: si tratta di avere il coraggio e un concetto solo. Semplicità, tecnica e sportiva, ma anche costruire una coscienza critica liberando gli occhi dalle lenti deformate di tanta, troppa stampa.

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